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Cultura & Società

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1965/1975 Gli anni della musica "a orecchio"

| Cultura e società

1965 - Doveva essere intorno alla metà del 1965 quando, dopo avere attraversato Villa Bonanno e rivolto uno sguardo ammirato alla Cattedrale, iniziavo a percorrere il "Cassaro" diretto verso la ditta dei Fratelli "Sacco - Strumenti musicali" - a quel tempo unico e glorioso negozio di strumenti musicali nel centro storico di Palermo, al n. 132 di via Maqueda, a pochi passi da Piazza della Vergogna - con l'intento di comprare un paio di bacchette e un piccolo piatto per batteria-jazz di 26 centimetri di diametro; legare poi il piatto al bracciolo della prima sedia di legno fosse capitata a tiro e iniziare a riprodurre dei ritmi immaginando di avere sotto le mani qualcosa che simulasse vagamente una batteria jazz. Avevo speso la non trascurabile cifra di 2600 lire, frutto di piccoli risparmi, in pratica tutto quello che avevo. Sarebbe passato ancora molto tempo prima che potessi permettermi di comprare una batteria vera e propria, ma per me quell'acquisto era già una festa. Del resto era il periodo in cui pur di suonare ci si accontentava di collegare finanche due strumenti ad un solo amplificatore "Elka" da 6 watt. Preistoria, è vero, ma c'era tanta voglia!

1966 - Eravamo invece già nel 1966 quando all'Albergheria (uno dei quattro mandamenti del centro storico di Palermo) assieme ad alcuni amici di quartiere: Gianni Garofalo, Gaetano Palazzo e Giuseppe Zappalà, decidevamo di formare un gruppo musicale, anzi un complessino, come si diceva allora. Del resto quella era l'epoca dei complessi beat: L'Equipe 84, I Giganti, I New Trolls, The Beatles, The Rolling Stones, etc... 
Quel primo gruppo non ricordo più come si chiamasse, ma dopo qualche mese dalla sua costituzione e svariate prove capimmo che non avremmo approdato a nulla. La svolta avvenne quando verso la fine di quell'anno giunse a Palermo un ragazzo americano di Brooklyn, Larry Castelli, oriundo siciliano, di genitori palermitani. E con lui arrivarono tanti dischi di musica d'oltre oceano ancora poco conosciuta in Italia: The Doors, The Grateful Dead, The Birds, The Yardbirds, etc... 

1967/68 - Io, Gianni, Gaetano e Larry ci mettemmo subito a provare per trovare un nostro stile e cominciammo a suonare un po' in giro, ci chiamavamo "Le Ruote". Il nostro primo debutto avvenne nell'estate del 1967 al "Bar Adriana" di P.zza Castelvuovo a Palermo. Era un piccolo bar sito all'angolo di Via Dante con via XX Settembre, che in primavera-estate allestiva una piccola pedana rialzata con attorno tanti tavolini da bar, proprio sotto il palcheto della musica di Piazza Castelnuovo, facendolo  diventare una sorta di café-concerto; comunque sia un palcoscenico a tutti gli effetti dove potevano esibirsi tutti i musicisti e cantanti locali, fra cui anche la ormai famosa e compianta Juni Russo, allora appena quindicenne. Cominciavamo a riscuotere successo, al punto da competere con lo storico gruppo rock palermitano "Clan 712" . E fu così che nell'inverno del 1968 fummo chiamati a inaugurare i pomeriggi danzanti del Piper Club palermitano (sito in via Empedocle Restivo quasi a ridosso di Piazza Europa. Oggi sono in pochi a ricordare che anche Palermo ha avuto il suo Piper Club) mentre di sera a suonare c'erano "The Moderns" con il mitico Boris Vitrano, cantante e polistrumentista, in compagnia di Manlio Salerno al basso elettrico, Doruccio Cammarata alla batteria, Ugo Costa al piano, ai fiati non ricordo più bene chi. 
All'epoca per esibirmi ero riuscito ad avere una batteria inglese "Trixon" (sottomarca della più famosa Premier) messami a disposizione (con la sola promessa di un non ben precisato "pagherò") dal Signor Lucco, proprietario del negozio "Luccalux" sito in P.zza Pinta, sottostante Palazzo dei Normanni, all'angolo con via Porta di Castro, cuore del quartiere dell'Albergheria, uno dei quattro mandamenti del centro storico. Ricordo il Signor Lucco come persona buona e generosa. Quando - dopo i mesi passati a suonare al PiperClub - riportai indetro la "Trixon" semi-distrutta mi disse semplicemente: "lo immaginavo, non stare a preoccuparti, ormai per te ci vuole una batteria più professionale (che non potevo permettermi); ma finì così, non ci furono conseguenze. 
A seguire, per tutta l'estate del '68, ci esibimmo all'Eucaliptus di Cefalù, bellissima località turistica dove avrei conosciuto il mio primo amore, Susanne, bellissima ragazza danese. Ma dove pure una sera mi toccò subire l'umiliazione di vedermi portare via la batteria (stavolta una "Hollywood" professionale) mentre stavo suonando, pezzo dopo pezzo. Era il Signor Fiorito, del quartiere La Zisa di Palermo, che affittava strumenti a chi come me non poteva permettersi di comprarne uno. L'affitto era di 1000 lire al giorno e io di lire a serata ne guadagnavo appena 2500 più la pizza. A Cefalù, dovevo avere perso il senso del tempo perché dopo venti giorni il Signor Fiorito, non avendo più avuto mie notizie né soldi doveva essersi informato un po' in giro e, saputo del nostro ingaggio a Cefalù, doveva aver deciso (ovviamente) di venirsi a riprendere la batteria. E lo fece nel corso della serata da ballo, in modo silenzioso, sfilandomela pezzo dopo pezzo da sotto le mani, mentre stavo suonando "Light My Fire" dei Doors. Ma voi lo capite? Davanti a tutti, senza dire una sola parola. Che vergogna che provai! Però se lo ricordo ancora oggi come una brava persona dovevo proprio averlo fatto arrabbiare. Forse mi ero illuso che l'amore che avevo per la musica e il desiderio di suonare sopra ogni altra cosa potessero indurre il prossimo a essermi più indulgente, mi sbagliavo. Comunque sia, l'opzione Fiorito era ormai bruciata! Se ne andò via discreto come era arrivato, rivolgendomi la parola solo per dirmi all'orecchio: "NON TI FARE PIÙ VEDERE".
Mi venne in soccorso in autunno l'apertura in Piazza San Francesco di Paola di un nuovo grande negozio di strumenti musicali il cui proprietario, Angelo Segreto, accettò di vendermi la mia prima batteria, a rate, sebbene fossi ancora minorenne. E che batteria: la mitica "Ludwig", quella che usava Ringo Star dei Beatles.
Ero al settimo cielo! (anche se avevo firmato cambiali per seicentomila lire; direi una cifra non da poco per l'epoca).
La nostra formazione era: Gianni Garofalo alla chitarra solista, Larry Castelli, chitarra accompagnamento e voce, Gaetano Palazzo al basso elettrico e il sottoscritto, Pippo Cataldo alla batteria (sì, all'epoca lasciavo che tutti mi chiamavano con il diminuitivo del nonno paterno "Peppino oppure Pippo" e solo qualche decennio più tardi decidevo di riappropriarmi del mio nome per intero, Giuseppe Cataldo, che suona proprio bene, no?). Larry, però, sul finire del 1968, dopo poco più di un anno a Palermo, con nostro grande dispiacere dovette fare ritorno in America. Era stato un periodo bellissimo quello trascorso insieme, da ricordare. Un periodo della nostra vita vissuto, senza saperlo, proprio come i "Quattro amici al bar" di Gino Paoli. 

1969 - Comunque sia, Larry partì e al suo posto subentrò Gianni Curreri che aveva una voce alla Otis Redding. Con lui per l'intero inverno del 1969 suonammo per i pomeriggi danzanti del "GRANT'S Glenfiddich Club", il locale più alla moda ed esclusivo della città di Palermo, dove di sera si esibivano i cosiddetti "professionisti": "Enzo Randisi e i Players", "Peppino di Capri", "Gli Ambiziosi" etc...
Fu proprio al GRANT'S che, poco prima dell'estate del '69, Enzo Randisi, numero Uno dei jazzisti palermitani, mi chiese se volevo suonare con lui perchè il suo batterista, Ciccio Caruso, di lì a poco sarebbe andato in tournèe in Germania. Accettai e da quel momento anch'io entrai a far parte del giro dei "professionisti". Ma chiariamo cosa si intendeva con quel termine: si doveva saper suonare di tutto e rigorosamente "a orecchio", dalla Bossa-Nova al Cha Cha Cha, dal lento al rock and roll fino al beat più moderno e conoscere tutto il repertorio dancing e da night-club perché si doveva far ballare la gente. Insomma, la gavetta vera e propria! Le discoteche non esistevano ancora, anche se sarebbero arrivate di lì a poco e avrebbero cambiato tutto l'esistente.
Quella con Enzo Randisi sarà comunque una collaborazione artistica destinata in ambito jazzistico a durare nel tempo, almeno fin quasi alla fine degli anni '80, in un rapporto di reciproca stima e franca amicizia durati fino alla sua triste scomparsa avvenuta nel 2006. 
Continua...

1970